menu

Origine e storia

Una tradizione secolare: devozione mariana e grandi feste popolari

Il prossimo mese di maggio 2019 saranno celebrate le Feste Decennali della Madonna del Monte di Gianico, meglio conosciute con il toponimo “La Funsciù”. Con questo termine dialettale viene indicato l’insieme delle funzioni religiose e dei riti che caratterizzano i quattro giorni di festeggiamento in onore della miracolosa effige conservata e venerata nel Santuario del paese.

Il Santuario della Madonna del Monte

Alla metà del settecento, grazie alla prosperità economica derivata dal baco da seta, gli abitanti di Gianico mettevano mano al rifacimento del sacello votivo eretto nel 1536 sulla collina sovrastante l’abitato. Nacque così una splendida chiesa di gusto barocco, adorna di luminose dipinture della cerchia tiepolesca.

La suggestiva collocazione, posta su un poggio dirimpetto del gruppo della Presolana, dove l’occhio spazia dal lago Sebino alla superba catena dei ghiacciai dell’Adamello, e l’intensa suggestione religiosa creano un’atmosfera di forte spiritualità e poesia diventando meta ogni anno di pellegrinaggi e manifestazioni di devozione mariana.

La leggenda delle rondini

Nella prima metà del 1500 i gianichesi eressero un santuario dedicato a S. Maria delle Grazie che in seguito acquisì il nome di Beata Vergine Maria del Monte e alla fine solo quello di Madonnina di Gianico. La chiesa era stata eretta per grazia ricevuta, avendo la Madonna salvato il paese da un’alluvione della Val Vedetta.
Quando venne il momento di edificare il santuario, circa l’individuazione del sito, i pareri erano discordanti. Taluni volevano innalzarla in località Piana Sibilina, sulla destra della Val Vedetta (per chi guarda verso il monte), altri la vedevano bene sulla riva opposta del torrente. Poiché non si trovava un accordo venne richiesto il parere di un anziano membro della Vicinia, ritenuto uomo probo e saggio che consigliò i rappresentanti della comunità di attendere un segno della Madonna.
L’indicazione non tardò ad arrivare, infatti in una bella giornata di primavera, i contadini che stavano lavorando nei campi notarono che numerose rondinelle, da poco arrivate dalle regioni calde, raccoglievano dei fili d’erba secca e dapprima volteggiavano in aria per farsi notare e poi li andavano a posare dalla parte opposta della valle sopra un dosso che domina l’abitato. Per tutta la giornata le rondini portavano pagliuzze in quel sito e continuarono cosi per giorni e giorni finché gli agricoltori, incuriositi da quello strano comportamento dei volatili, si recarono sul luogo per vedere cosa stavano facendo.
Giunti sul posto videro che le rondini depositavano le pagliuzze una sopra l’altra ed avevano formato un mucchio di paglia, piuttosto stretto, di forma conica, alto quasi due metri.
Allora compresero che quello era il segno inviato dalla Madonna che indicava il sacro suolo su cui edificare il santuario.
In effetti il luogo dove le rondini depositavano le pagliuzze divenne il prato antistante il santuario, sulla destra dei due cipressi, mentre la chiesa venne innalzata a sinistra, con un’imponente gradinata d’accesso.
Questa storia a Gianico è conosciuta anche come “la leggenda delle rondini” e venne tramandata oralmente da oltre quattro secoli.

La statua e la processione

La statua lignea della Madonna, a cui fin dal ’500 furono attribuite virtù apotropaiche, dal 30 giugno 1963, giorno della sua incoronazione, porta sul capo un diadema d’argento con placche d’oro. La Vergine si presenta assisa in trono, sorregge con la mano destra il Bambino e stringe nella sinistra un libro. Il Bimbo, a sua volta, benedice con la destra e regge il globo del mondo con la sinistra. La statua policroma che, protetta da una nicchia schermata, sovrasta l’altare maggiore del Santuario, viene rimossa il primo giorno della “Funsciù” e portata in processione alla Chiesa parrocchiale, dove sarà oggetto di culto pubblico fino alla sera del terzo giorno, in cui, scortata nuovamente da una processione di fiaccole e torce, farà ritorno al Santuario del Monte.

Per l’occasione, i vicoli di impostazione medioevale del centro storico e tutte le vie principali del paese, vengono addobbati con rami d’abete (dàde o dàse), come un tempo si usava nelle valli alpine per i grandi festeggiamenti civili e religiosi, e migliaia e migliaia di fiori di carta, realizzati dalle donne gianichesi con tecniche compositive tramandate da generazioni, così fitti da simulare un avvolgente bosco fiabesco.

Lo spirito della Funsciù

È solo grazie all’intervento degli abitanti di Gianico, che vivono intensamente questa festa, che le vie del paese riescono a trasformarsi e non solo nell’aspetto esteriore. La messa in opera degli addobbi incita uomini e donne a rafforzare e a vivere con maggiore intensità i consueti rapporti di vicinato e di parentela; agli uomini è destinato il taglio dei rami nei boschi comunali e la loro successiva collocazione lungo i percorsi mentre alle donne spetta la preparazione di migliaia di fiori di carta multicolori, realistici o di fantasia. Il risultato è uno stupefacente incanto di colori e luci che rapiscono il visitatore, nulla di paragonabile, a parere di molti che hanno partecipato alle precedenti manifestazioni, è dato di vedere oggi in Italia.

In concomitanza con le celebrazioni vengono programmate diverse iniziative da realizzare sia prima sia durante i giorni propri della manifestazione; iniziative aventi per lo più carattere socio-culturale, didattico e promozionale che bene si inquadrano e si inseriscono nel contesto religioso e popolare del Decennale. La motivazione della manifestazione è appunto quella di conservare e tramandare nel tempo la storia, le testimonianze, il significato sociale e culturale della devozione mariana che costituisce senza dubbio un fenomeno religioso tra i più singolari ed una delle espressioni più autentiche della fede e della cultura popolare.